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La pignata di legumi: un piatto della cucina salentina d’altri tempi

Gennaio 19th, 2024 Posted by Cucina Tipica Salentina, Tradizioni salentine 0 thoughts on “La pignata di legumi: un piatto della cucina salentina d’altri tempi”

La giara in terracotta nel Salento prende il nome di pignata, che per estensione indica anche il metodo di cottura lento e continuo per la quale viene utilizzata. I contadini, per ripararsi dalle giornate più fredde, amavano riscaldarsi con zuppe e cibi caldi, fatti con i pochi ingredienti a disposizione, tra cui i legumi. La pignata di legumi nasce dalla perfetta combinazione tra il calore del fuoco e l’elevata capacità nutritiva di questo alimento.

Alla scoperta della pignata di legumi

In passato molte preparazioni prevedevano l’utilizzo del fuoco, e la pignata di legumi non fa eccezione. La pignata veniva posta sulla brace e lontana dalla fiamma, spesso con un altro coccio pieno di acqua per i rabocchi.

La pignata era una modalità di cottura molto lunga, durava infatti diverse ore senza mai raggiungere il bollore completo. La massaia la posizionava nel focolare e nel frattempo si dedicava al resto delle faccende domestiche. L’unica accortezza era quella di ravvivare le braci di tanto in tanto e di eliminare la schiuma formatasi dai legumi, per renderli più digeribili.

Una volta cotti, i legumi venivano versati nei piatti con un filo di olio d’oliva e accompagnati dai cosiddetti “muersi fritti” cioè piccoli pezzi di pane fritto.  La pignata di legumi era il modo perfetto per scaldarsi con gusto nelle giornate più fredde, apprezzando i frutti della terra duramente ottenuti.

Come si preparano?

Partiamo dai legumi secchi, che siano fagioli, ceci, lenticchie o misti, mettendoli in ammollo con acqua e sale grosso la sera prima della cottura.

Passato questo tempo i legumi dovranno essere lavati e scolati prima di riporli nella pignata piena di acqua, sedano, carota, cipolla e salvia. Quindi metti la pentola di terracotta sulla brace lontana dalla fiamma, insieme ad un altro recipiente colmo di acqua, e lascia cuocere lentamente i legumi. Ricorda di controllare di tanto in tanto la brace ed eliminare la patina schiumosa che si crea nel corso della cottura. I legumi non dovranno bollire ma sobbollire dolcemente e a lungo. Se necessario riempi la pignata con l’acqua calda dell’altro coccio.

Una volta pronti i legumi potrai aggiungere sale e servire nei piatti fondi o nelle ciotoline di terracotta irrorando di olio e accompagnandoli con i crostini di pane fritto.

Questa ricetta è una vera esperienza, che inizia dalla sua preparazione e va oltre il semplice atto di mangiare. Ogni boccone è un salto nel passato, dove le giornate in inverno diventavano meno fredde con un piatto genuino ma saporito e nutriente come questo.

Ad oggi si tende a riproporre la pignata di legumi cuocendoli sul normale fornello, ma Chef Totu consiglia di seguire la ricetta originale immergendosi nella cucina salentina e toccandone le radici.

Passeggiare per le strade di Lecce durante le Feste

Passeggiare per le vie di Lecce durante le Feste, che magia

Dicembre 13th, 2023 Posted by Curiosità, Tradizioni salentine 0 thoughts on “Passeggiare per le vie di Lecce durante le Feste, che magia”

Dicembre è un mese pieno di magia, che non si esaurisce nei giorni festivi ma che rimane viva fino agli inizi del mese successivo. Passeggiare per le vie di Lecce durante le Feste è un’occasione per sognare ad occhi aperti tra bontà culinarie e addobbi natalizi. Oggi Chef Totu ti guiderà in un tour alla scoperta delle bellezze di questa città. L’ultima tappa è un posto in cui regna la bellezza e la bontà della tradizione salentina.

 

Passeggiare per le vie di Lecce durante le Feste, alla scoperta dei mercatini natalizi e non solo…

 

Il tour di Chef Totu percorre le vie di Lecce, per sentire lo spirito natalizio che vive in ogni angolo della città. Lo chef ha pensato a tre tappe che ti faranno scoprire i sapori e le tradizioni, culinarie e non, del suo amato Salento:

Prima tappa

Prima tappa da fare, è Piazza del Duomo, bella come sempre ma ancora più emozionante grazie alla presenza del Presepe. Allestito al centro dell’area, il Presepe ricorda qual è lo spirito più profondo e religioso del Natale. Le statuine sono posizionate all’interno di un paesaggio in miniatura, arricchito da elementi naturali che rendono il tutto più realistico. Per chi ama emozionarsi, un salto in Piazza del Duomo è imperdibile.

Seconda tappa

Il tour di Chef Totu continua. Proseguendo lungo le vie del centro storico si arriva alla seconda tappa: Piazza Sant’Oronzo. Nel cuore della piazza si erge l’albero di Natale, addobbato brillantemente sotto una cascata di luci e circondato dai mercatini natalizi. Tante piccole casette di legno custodiscono un mondo di bontà: dal cioccolato alle pittule, si può trovare una prelibatezza per ogni palato, un vero paradiso per le papille. Ma non è tutto, interi mercatini hanno in esposizione pezzi unici realizzati dalle mani abili degli artigiani in cartapesta e creta, ideali per conoscere la lunga tradizione dell’artigianato locale.

Terza tappa

Passeggiare per le vie di Lecce durante le Feste è un’esperienza da non perdere, così come l’ultima tappa del tour: La Vecchia Osteria. Dopo aver esplorato i punti principali di questa magica città, è giunto il momento di accomodarsi e gustare le nostre prelibatezze. Chef Totu ti aspetta nel suo mondo: uno spazio accogliente, ricco di profumi e sapori della vera tradizione salentina.

 

Il giro per le bellezze di Lecce termina qua, ci vediamo in Viale F. Lo Re, 9!

 

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Puddhica: il dolce pasquale da condividere nel Salento

Aprile 6th, 2023 Posted by Cucina Tipica Salentina, Tradizioni salentine 0 thoughts on “Puddhica: il dolce pasquale da condividere nel Salento”

Parlare della Puddhica o Cuddhura come dolce tipico pasquale nel Salento è sempre un’emozione per chi, come chef Totu, vive intensamente le tradizioni della nostra splendida terra. Questo dolce infatti ha una storia antica e radici profonde che si perdono nel tempo. Essa rappresentava il dolce simbolo di rinascita: dopo il lungo digiuno dettato dalla Quaresima, questo speciale pane era il primo dolce che veniva assaporato al suono delle campane a festa per celebrare la resurrezione di Gesù Cristo. Per molti salentini rappresenta la colazione tipica del giorno di Pasquetta, o il dolce da portare durante la classica scampagnata de Lu Riu.

La Puddhica è un dolce realizzato in diverse forme ma sempre composto con gli ingredienti semplici della tradizione contadina: uova, farina, sale, zucchero.

In tutto il Salento, la puddhica è diffusa con diverse denominazioni da paese a paese. Troviamo, infatti, “palomba”, “palummeddra”, “panareddha”, “cuddhura cu l’oe”, “scarcella” e tanto altro. Secondo tradizione venivano preparate in diverse forme: colomba (palummeddra), panierino (panareddha  o panarieddhru), bambolina (pupa), ecc..

La caratteristica comune a tutte le forme è l’uovo sodo che viene avvolto al centro dell’impasto. La sua presenza è simbolica: l’idea della rinascita e della fertilità tipiche del periodo pasquale. La tradizione vuole che venga preparata il giorno prima di Pasqua. Ogni famiglia ha la propria ricetta segreta, che si tramanda di generazione in generazione. Tuttavia, il risultato finale è sempre lo stesso: un dolce profumato, dal sapore intenso e dalla consistenza morbida.

In molte località del Salento, viene anche usata come simbolo di amicizia e condivisione. Infatti, spesso è tuttora usanza donarla alle famiglie, agli amici e ai vicini di casa come augurio di buona Pasqua.

In conclusione, la Puddhica o Cuddhura è un dolce pasquale tipico del Salento che rappresenta non solo una tradizione culinaria, ma anche una tradizione di condivisione e amicizia. Preparare questo dolce è un rito che lega le famiglie e i vicini di casa in un momento di festa e convivialità. E, come salentini, non possiamo che essere orgogliosi della nostra cultura e delle nostre tradizioni!

Tavole di San Giuseppe-La Vecchia Osteria

La massa di San Giuseppe: storia e tradizione del piatto tipico salentino

Marzo 16th, 2023 Posted by Cucina Tipica Salentina, Tradizioni salentine 0 thoughts on “La massa di San Giuseppe: storia e tradizione del piatto tipico salentino”

La massa di San Giuseppe o Ciceri e tria è un piatto molto apprezzato nel Salento, dove viene consumato tutto l’anno, e in particolare durante la festa di San Giuseppe, il 19 marzo, quando la tradizione vuole che si prepari un’abbondante tavolata in onore del patrono.
La massa di San Giuseppe è strettamente legata alle cosiddette Tavolate salentine, una delle tradizioni più radicate in tutti i comuni del Basso Salento.

In questa occasione, i ciceri e tria vengono serviti come primo piatto, seguito da altri piatti tipici della tradizione del territorio.

Ne La Vecchia Osteria da Totu i ciceri e tria rappresentano in assoluto uno dei piatti più richiesti e amati dai nostri clienti.
Un primo piatto che conserva tutti i sapori e i profumi della tradizione contadina salentina.

 

Tra contaminazioni arabe e greche: le origini di un piatto antichissimo

Risalire alle origini dei Ciceri e tria risulta particolarmente complicato, ma siamo in possesso di diverse informazioni che ci permettono di affermare che l’origine del consumo di questo piatto è particolarmente datata.
Nelle sue Satire, il poeta latino Orazio, scriveva del suo piacere nel tornare a casa e gustare “i ceci con le legane”, riferendosi proprio a quelli che oggi conosciamo come ciceri e tria.

Difficile anche stabilire con esattezza le origini del nome di questo piatto. Se è chiaro che “ciceri” è la parola del dialetto salentino per definire i ceci, meno immediata è l’etimologia del termine “tria”.
Esistono a tal proposito due differenti scuole di pensiero.
Alcuni studiosi sostengono che il termine “tria” derivi dalle parole arabe “Itriyah”, “Alatriya”, o “Itriyya”, ovvero pasta secca o pasta fritta. Altri ritengono che derivi dal greco “Itriom”, parola che indica gli impasti a base di farina e acqua.

Come già detto, i ciceri e tria vengono definiti anche “massa di San Giuseppe”. Il motivo è legato al fatto che questo piatto veniva solitamente preparato in occasione del 19 marzo, e rappresentava una delle portate principali delle cosiddette Tavolate di San Giuseppe.

 

 Le tavolate di San Giuseppe: una tradizione tutta salentina

La tavolata di San Giuseppe è una tradizione culinaria molto diffusa nel Salento, e in particolare nei comuni in direzione di Otranto, che viene celebrata il 19 marzo di ogni anno in onore di San Giuseppe.

La tavolata è un’occasione per riunire familiari e amici intorno ad un grande tavolo, dove viene allestito un ricco banchetto con piatti tipici della tradizione salentina, tra cui i ciceri e tria o massa di San Giuseppe, le pittule, il pesce fritto, il cavolfiore. Ma sulle tavolate c’è spazio anche per i dolci tipici salentini, come le ‘ncartiddate, i mustazzoli e le zeppole di San Giuseppe.

La tavolata di San Giuseppe non è solo un’occasione per gustare le prelibatezze della cucina salentina, è anche un momento di preghiera e di devozione verso San Giuseppe, considerato il patrono dei lavoratori e delle famiglie.

Infatti, durante la tavolata, si recita la preghiera a San Giuseppe e si invocano le sue benedizioni per la propria famiglia e per il lavoro. Inoltre, si allestiscono degli altari in onore di San Giuseppe, con fiori, candele e oggetti simbolici come il pane, il grano e la zappa.

 

La massa di San Giuseppe: la ricetta e i segreti per prepararla

I ciceri e tria sono uno dei piatti forti del nostro Chef Totu. Si tratta di un primo piatto nutrizionalmente completo in cui la tradizione e la semplicità dei prodotti tipici locali emergono in tutta la loro estrema bontà.

Chef Totu prepara questo piatto nel pieno rispetto della tradizione, dedicandosi in prima persona alla preparazione delle sagne ncannulate, un particolare formato di pasta dalla forma unica. Si tratta di una sorta di tagliatella ripiegata fatta soltanto con farina di grano duro e acqua.
Una volta avvolte su se stesse, Che Totu lascia riposare le sagne ncannulate aspettando che si asciughino.

Nel frattempo, il nostro chef si dedica alla preparazione dei ceci, precedentemente messi in ammollo in acqua fredda per almeno 8 ore.
Una volta scolati, i ceci vengono messi a cuocere in una pentola con acqua fredda, una cipolla sbucciata e tagliata a metà, uno spicchio d’aglio, il peperoncino fresco, un filo di olio extravergine di oliva e un pizzico di sale. Chef Totu cuoce quindi i ceci per circa 1 ora e mezza o fino a quando saranno morbidi.

Una volta cotti, Chef Totu scola i ceci e mette da parte l’acqua di cottura. In una padella, fa quindi soffriggere altra cipolla tritata finemente e lo spicchio d’aglio in un filo di olio extravergine di oliva. A questo punto, procede aggiungendo i ceci e un po’ dell’acqua di cottura, lasciando cuocere il tutto per circa 10 minuti, aggiungendo altro brodo di cottura se necessario e aggiustando di sale e pepe.

A questo punto Chef Totu è pronto per friggere una parte della pasta, dando vita a quella nota di croccantezza che caratterizzerà il piatto finito.

Una volta cotta la pasta in acqua bollente e salata, Chef Totu la unisce ai ceci, facendo insaporire il tutto per qualche minuto.

A questo punto Chef Totu è pronto per l’impiattamento. La tradizione prevede di aggiungere le trie fritte direttamente nel piatto, guarnendo con olio extravergine di oliva e una spolverata di peperoncino fresco.
E il piatto ora è pronto a lasciare la cucina e far sognare i nostri clienti.

Prova la nostra ciceri e tria e immergiti nei sapori autentici della tradizione salentina.
Vieni a trovarci presso La Vecchia Osteria: siamo in Viale Francesco Lo Re, 9 a Lecce.

i mustazzoli salentini

I Mustazzoli salentini: il dolce tradizionale delle feste

Dicembre 15th, 2022 Posted by Dolci tipici, Tradizioni salentine 0 thoughts on “I Mustazzoli salentini: il dolce tradizionale delle feste”

Ci sono regioni, in Italia, davvero uniche al mondo sia per i panorami e i monumenti storici, sia per la cultura gastronomica che offrono: la Puglia rientra a pieno titolo tra le eccellenze italiane per la grande offerta turistica con ampie spiagge e mari dai colori caraibici, per la ricchezza storico culturale offerta da città come Lecce o Otranto (solo per citarne alcune) e per il buon cibo e i piatti tipici della tradizione, famosi ovunque. Oltre alle celebri orecchiette con le cime di rapa oppure ai cavatelli con le cozze, la Puglia è famosa anche per i suoi gustosissimi dolci, come per esempio i mustazzoli salentini, una vera prelibatezza per il palato.

Le origini dei mustazzoli, biscotti tipici salentini

Chiamarli mustazzoli o mustaccioli poco importa, questa tipologia di biscotti salentini di lontane origini orientali (arabe per la precisione), fanno la loro comparsa nelle pasticcerie pugliesi proprio intorno al periodo di Natale, anche se è possibili mangiarli davvero tutto l’anno.

Realizzati con ingredienti semplici e genuini, cucinare i mustazzoli è davvero molto facile e, per il sollievo per le nostre tasche, molto economico: ecco gli ingredienti necessari per prepararli.

Gli ingredienti dei mustazzoli

Per cucinare i mustazzoli direttamente a casa vostra vi occorrono: circa 500 grammi di farina di tipo 00, 250 grammi di mandorle, 200 grammi di zucchero, 50 grammi di olio extra vergine d’oliva, 2 uova, 50 grammi di cacao (meglio se amaro), una bustina di lievito per dolci, un’arancia ed un limone, noce moscata (ne basta davvero un pizzico), cannella, chiodi di garofano in polvere, a scelta ½ bicchierino di rum o di anice a seconda dei gusti, 50 grammi di latte parzialmente scremato.

Per glassarli e renderli ancora più golosi vi serviranno circa 40 grammi di cacao amaro, 70 ml di acqua naturale e circa 250 grammi di zucchero a velo.

Come si cucinano i mustazzoli

Cucinare questi golosissimi biscotti salentini è davvero facilissimo: come primo step dovrete friggere le scorze di arancia e limone, precedentemente tagliate, in un pentolino con circa 50 grammi di olio extravergine di oliva per due minuti al massimo. Subito dopo, dovrete togliere le scorze dall’olio insaporito e aspettare che si raffreddi.

Successivamente dovrete impastare insieme con cura tutti gli ingredienti e, una volta che si è formato un panetto morbido, creare con delle formine a rombo tanti biscotti, i mustazzoli appunto, che andranno poi distribuiti con cura su una teglia forno.

Infine non vi resterà che inserire i mustazzoli nel forno per circa mezz’ora a 180 gradi. Spegnere poi il forno e lasciare raffreddare i biscotti per qualche minuto.

La glassa per mustazzoli gustosissimi

Una volta che i biscotti si sono raffreddati non vi resta che preparare la glassa con cui andranno ricoperti utilizzando, come indicato prima, davvero pochissimi ingredienti ossia zucchero a velo, acqua e cacao, tenendo presente che, mentre si realizza la glassa, è importante che non si formino grumi.

Una volta realizzata la glassa, potrete ricoprire i vostri biscotti e metterli in frigorifero in modo che si glassino perfettamente: a questo punto non vi resta che prepararvi un buon caffè o una tazza di the e gustarvi i mustazzoli salentini!

Per immergerti nei sapori autentici della tradizione salentina, vieni a trovarci e lasciati conquistare dai nostri piatti tipici: siamo in Viale Francesco Lo Re, 9 a Lecce.

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L’arte culinaria Leccese: i Maritati

Novembre 28th, 2022 Posted by Cucina Tipica Salentina, Tradizioni salentine 0 thoughts on “L’arte culinaria Leccese: i Maritati”

Stai pensando di passare le tue vacanze a Lecce? Probabilmente ti sarai imbattuto in molti siti web che parlano dei Maritati.

Dalle foto ti sarà facile intuire che sono due formati di pasta tipici della tradizione pugliese: le orecchiette e i maccheroncini.

I Maritati sono consumati nelle occasioni di festa e in particolare durante il pranzo della domenica, meglio ancora se si è in compagnia di tutta la famiglia.

Ma come mai si chiamano così?

Origine del nome

“Maritato” rimanda all’idea del matrimonio e, infatti, nella cultura di questa terra le orecchiette rappresentano le donne, mentre i maccheroncini raffigurano gli uomini. Di conseguenza, si era soliti gustare i Maritati durante i pranzi nuziali per augurare agli sposi un matrimonio ricco di prosperità.

È ancora frequente la realizzazione manuale di questi prodotti con acqua e semola di grano duro, che le donne di un tempo pesavano “a occhio”.

In passato, per realizzare le orecchiette si era soliti creare prima un dischetto di pasta che successivamente veniva incavato con un dito.
Anche se alcuni si attengono ancora a questa tradizione, il procedimento più moderno prevede di scavare le orecchiette con il coltello e poi di sistemarne l’aspetto per darne la forma tipica.

L’esecuzione dei maccheroncini è rimasta inalterata nel tempo, per cui si lavora l’impasto di semola e acqua e si procede con il ferro. Questo formato di pasta presenta un buco al centro che favorisce l’entrata del condimento e, ovviamente, questa caratteristica garantisce il perfetto connubio tra pasta e sugo.

Con cosa abbinare i Maritati?

I Maritati sono diffusi in tutta la Puglia ed è possibile condirli in mille modi diversi.

Per esempio, la tradizione salentina prevede l’utilizzo di una ricotta forte, chiamata “ricotta scanta”. In dialetto, questo termine descrive il forte odore e lo spiccato sapore del prodotto caseario.

Questo formato di pasta è perfetto se abbinato a sughi rossi di carne – tipici dei pranzi domenicali pugliesi – soprattutto con una spolverata di pecorino.

Per chi preferisce i piatti della tradizione contadina, è possibile gustare i Maritati con un sugo semplice di pomodoro insaporito con la cacioricotta, un tipico formaggio prodotto in Puglia.

Il territorio pugliese vanta una varietà di verdure notevole, che vengono ancora coltivate nel pieno rispetto della tradizione.

Una ricetta tipica consiste nel servire i Maritati in accompagnamento ai broccoli. Solitamente i contadini li cuocevano nella stessa acqua in cui si era soliti “calare” – ovvero buttare – la pasta, così da risparmiare sul consumo della legna.
Una versione moderna prevede una crema di questa verdura in accompagnamento a una proteina animale, come la salsiccia o il caciocavallo, che crea un mix perfetto di sapori.

Sicuramente l’accostamento più conosciuto è orecchiette e cime di rapa, che andrà bene anche con i Maritati.

Oltre a questo abbinamento, in Puglia si è soliti accompagnare questo formato di pasta con un condimento a base di broccoli e acciughe. Un’aggiunta che darà ancora più sapore è un tarallo sbriciolato e tostato con un filo d’olio che andrà a completare il piatto.

Per immergerti nei sapori autentici della tradizione salentina, vieni a trovarci e lasciati conquistare dai nostri piatti tipici: siamo in Viale Francesco Lo Re, 9 a Lecce.

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La Scapece: una ricetta marinara

Novembre 28th, 2022 Posted by Cucina Tipica Salentina, Tradizioni salentine 0 thoughts on “La Scapece: una ricetta marinara”

La Puglia, una terra dal fascino inestimabile, capace di conquistare i suoi visitatori con spiagge da sogno, paesaggi indimenticabili, cortesia e calore, ma…anche di prenderli per la gola!

Prerogativa dei ristoranti tipici del centro di Lecce è quella di offrire piatti della tradizione in un locale semplice ma autentico che sarà in grado di rispettare tutti i canoni tipici dell’accoglienza salentina.
Quale scelta migliore quindi di sedersi e godere delle specialità gastronomiche che solo questa terra saprà offrire? Una ricetta tipica del Salento e molto diffusa è la scapece, originaria della città di Gallipoli in provincia di Lecce.

Preparazione della scapece

Questo piatto ha origini marinare e prevede una base di ingredienti di pesce, rigorosamente proveniente dal mar Mediterraneo, che doveva essere conservato per diverso tempo per sopperire alla fame nei periodi di carestia.
I pesci più utilizzati sono quelli di piccole dimensioni, massimo dieci centimetri, tra boghe, argentini, masculare, tremule e pesce azzurro che si trova comunemente nelle reti dei pescatori. Questi piccoli pesci vengono fritti e poi lasciati marinare insieme a mollica di pane bagnata con un mix di aceto bianco e zafferano in polvere che conferisce il tipico colore giallo al piatto. Un mix di ingredienti provenienti dal mare pugliese e dall’entroterra in grado di creare un sapore unico e autentico, tipico della tradizione.

La scapece è servita da ogni ristorante tipico del leccese ma anche alle feste patronali oppure da chioschi ambulanti, diffusi soprattutto nella stagione estiva, insomma, un perfetto cibo da strada di origini povere, semplice e dal prezzo contenuto. Il pesce non viene pulito a causa delle piccole dimensioni ma non temete, la marinatura in aceto che avviene in tinozze di legno, sarà in grado di ammorbidire le lische rendendole impercettibili al palato.

Origini della tradizione

Si dice che la ricetta della scapece gallipolina nacque oltre cinque secoli or sono, durante le incursioni di popoli che arrivavano dal mar Mediterraneo che vedevano la popolazione locale costretta a rifugiarsi dentro le mura della città per difendersi. In questi periodi le persone dovevano avere la possibilità di conservare il cibo per lungo tempo; la soluzione era conservare il pesce, altamente deperibile, friggendolo e sommergendolo di aceto. Il piatto, sebbene economico, risulta molto sostanzioso grazie alla presenza dei grassi dovuti dalla frittura, delle proteine del pesce e dei carboidrati contenuti nel pane, insomma, una soluzione geniale per sopperire ai lunghi periodi di carestia. Un piatto molto semplice ma ricco e gustoso che è rimasto nella tradizione culinaria leccese grazie al grande successo che ha riscosso tra gli abitanti e i turisti che visitano questa meravigliosa terra.

Chi si reca in Salento non può andare via senza aver assaggiato questa specialità, quale scelta migliore di un tipico ristorante direttamente nel centro della meravigliosa città di Lecce? Vi aspettiamo, siamo in Viale Francesco Lo Re, 9 a Lecce.

caffè leccese

Il caffè leccese: la rivisitazione del classico caffè in ghiaccio

Settembre 22nd, 2022 Posted by Tradizioni salentine 0 thoughts on “Il caffè leccese: la rivisitazione del classico caffè in ghiaccio”

Il nostro Paese è famoso in tutto il mondo per le città ricche di storia, per la cultura e certamente per il cibo: ogni regione d’Italia ha una sua cucina tipica, frutto di tradizioni tramandate di generazione in generazione che la rendono unica e caratteristica. Ma c’è anche una bevanda, simbolo del Made in Italy, conosciuta da tutti: il caffè italiano!
Talmente amato che, facendo un rapido giro sui motori di ricerca, tra le query (le domande) più ricercate su Google vi è proprio “Perché il caffè italiano è il più buono in assoluto?” e aggiungeremmo noi “Perché il caffè leccese è tra i migliori al mondo?” Scopriamolo insieme!

L’amore per il caffè leccese, conosciuto in tutto il mondo

Complice la fine della pandemia da Covid-19 e il ritorno alla normalità, l’Italia ha registrato quest’anno un vero e proprio boom di turisti.
Tra le mete vacanziere più gettonate, la Puglia è salita subito al primo posto sia per il mare pulito, che per la ricchezza di storia delle sue città, in primis Lecce e il buon cibo.
Lecce è un vero e proprio gioiello di arte barocca nel cuore della Puglia! Ricca di storia e antichi monumenti, perdersi tra i vicoli del centro storico vi permetterà anche di fermarvi nei vari locali di questa meravigliosa cittadina salentina per assaggiare il cibo tipico pugliese e gustare il famosissimo caffè leccese.

Gli ingredienti

Ebbene sì, il caffè leccese è molto apprezzato in Italia e nel mondo per la semplicità e la genuinità degli ingredienti con cui è realizzato: un caffè espresso, 50 ml di latte di mandorla e ghiaccio a cubetti. Ma il vero segreto del suo successo e del gusto inconfondibile e inimitabile sta sì nella preparazione, meglio se con la moka, ma soprattutto nel versarlo rigorosamente in un bicchiere, non in tazzina.

Vi basterà sedervi in uno dei locali storici del centro di Lecce per poter vedere con i vostri occhi e gustare il vero caffè leccese: il procedimento è semplice.
Versiamo nel bicchiere i cubetti di ghiaccio e il latte di mandorla. Solo alla fine, il caffè preparato appena prima verrà miscelato al resto degli ingredienti.

Assaporare il caffè in ghiaccio e perdervi nel centro storico di Lecce sarà bellissimo!

Tra borghi, viuzze, botteghe artigianali, ogni angolo riuscirà a stupirvi perché nasconde una chiesa, un palazzo d’epoca e potrete ammirare i monumenti più belli dell’arte barocca come la famosissima Cattedrale di Santa Maria Assunta in piazza Duomo, la Basilica di Santa Croce, Palazzo Celestini, l’Anfiteatro Romano, e il Teatro Romano.

Lu Riu dei leccesi Lecce

“Lu riu”: la tradizionale Pasquetta dei leccesi

Aprile 15th, 2022 Posted by Tradizioni salentine 0 thoughts on ““Lu riu”: la tradizionale Pasquetta dei leccesi”

La pasquetta è una delle giornate più attese dell’anno in particolar modo dai salentini. Ma non tutti sanno che in Salento esiste una Pasquetta-bis, che si festeggia proprio il giorno dopo, ed è chiamato dai leccesi “Lu Riu”. L’atmosfera che si vive nella città di Lecce, sia per quanto riguarda questo singolo evento che per l’intero periodo pasquale, è decisamente speciale. D’altronde, il popolo dei salentini ama festeggiare qualsiasi ricorrenza.

Dopo il giorno di Pasqua, tutti attendiamo con ansia la Pasquetta, ma ancor più speciale ed emozionante, a Lecce, è la tradizione de “Lu Riu”. Questa giornata è tanto attesa dai giovani, dalle famiglie e da tutta la gente, in quanto si ha l’occasione di passare altro tempo all’aria aperta. Un’altra giornata tranquilla e spensierata caratterizzata da gite o dalla partecipazione ad eventi speciali organizzati sul territorio leccese.

Le origini de “Lu Riu”

Anche se non si conosce effettivamente come sia nata questa usanza, è tanto amata dalla gente sia dai salentini sia dai turisti di tutto il mondo, in quanto consente di divertirsi trascorrendo dei momenti decisamente piacevoli e rilassanti.

Secondo alcune teorie, si pensa che la tradizione de “Lu Riu” abbia origine da una forma dialettale di “d’Aurio e d’Auriu“, riferito all’antico titolo della Madonna di Loreto, denominata “Santa Maria D’aurio”. Questi nomi, poi, si sono trasformati nella parola de “Lu Riu” come oggi di identifica la giornata tradizionale dopo pasquetta. In passato, infatti, i leccesi erano soliti effettuare il pellegrinaggio in Chiesa verso la Madonna di Loreto, edificata nell’XI secolo e situata nelle campagne a nord del territorio leccese, nei pressi di Surbo. Qui, gli abitanti della città di Lecce celebravano e osannavano la Madonna tutta vestita d’oro

Ci sono poi, altre teorie, le quali sostengono che il nome provenga alla forma delle colline del Parco Rauccio. Infatti, è questo il posto principale in cui i leccesi trascorrono il giorno de “Lu Riu”. Per questa ragione, da ormai molti anni, si organizzano diversi avvenimenti all’interno del parco.

Gli eventi e le usanze

“Lu riu” dei leccesi è una giornata speciale in cui si ha l’opportunità di prolungare per un ultimo giorno il relax e i momenti di piacere insieme a chi ami prima di tornare alla vita di tutti i giorni.
Durante questo giorno si organizzano numerosi eventi, tutti diversi, che interessano in particolar modo spettacoli folkloristici, attività di trekking e ricreative, sagre culinarie e mercatini. Inoltre, vengono allestiti numerosi percorsi naturalistici che consentono di immergersi in paesaggi meravigliosi e incontaminati tra i boschi. Questi tragitti mozzafiato possono essere effettuati sia in bicicletta che a piedi.

Molti si recano al Parco Rauccio o al Parco di Belloluogo per fare scampagnate e pic-nic all’aria aperta. Oppure ci si può recare nel centro storico per visitare e ammirare le bellezze di Lecce e poi fermarsi a pranzo per assaggiare piatti tipici del posto.

Per questo non potete perdere assolutamente la tappa a La Vecchia Osteria, dove vi aspettano pietanze ricche e genuine, fedeli alla tradizione salentina. Vi aspettiamo!

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