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Siti storici del Salento: un viaggio tra archeologia e antiche civiltà

Luglio 27th, 2026 Posted by Turismo 0 thoughts on “Siti storici del Salento: un viaggio tra archeologia e antiche civiltà”

Durante le vacanze, numerose e interessanti sono le aree archeologiche e i siti storici del Salento da visitare. Il Salento è conosciuto soprattutto per il mare cristallino e le spiagge, ma il suo territorio custodisce anche un patrimonio storico e culturale di grande valore. È una terra nella quale civiltà differenti hanno lasciato tracce ancora visibili. Le mura messapiche, gli edifici romani, le chiese medievali, le fortezze costiere e i palazzi barocchi raccontano l’evoluzione di un territorio che per secoli ha rappresentato un punto d’incontro tra Oriente e Occidente ed è custode di una storia millenaria, segnata dall’incontro tra civiltà messapiche, romane, bizantine, normanne, aragonesi e spagnole.

Visitare i siti storici del Salento significa quindi scoprire un volto diverso di questa parte della Puglia, seguendo un itinerario che attraversa città d’arte, centri costieri e località dell’entroterra.

Siti storici del Salento: Parco archeologico di Rudiae e Abbazia di Santa Maria di Cerrate

Tra i siti storici del Salento, alle porte di Lecce si trovano i resti dell’antica Rudiae, città prima messapica e poi romana, tradizionalmente indicata come luogo di nascita del poeta Quinto Ennio. Nel parco archeologico è visibile un anfiteatro romano costruito durante l’età imperiale, insieme a resti di strade, edifici e strutture appartenenti alle diverse fasi dell’insediamento. È una meta particolarmente interessante perché permette di approfondire la storia del territorio prima dello sviluppo della città romana di Lecce.

Situata nelle campagne a nord di Lecce, l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate è uno dei principali esempi di architettura romanica del Salento. Il complesso nacque probabilmente tra l’XI e il XII secolo e divenne un importante centro religioso e agricolo. Comprende la chiesa, il monastero, il porticato, gli ambienti di servizio e antichi frantoi. All’interno della chiesa e negli spazi museali sono conservati affreschi medievali legati alla tradizione religiosa greco-bizantina.

I borghi

Arroccata su una scogliera della costa adriatica, Castro è formata da una parte alta, dove si trova il borgo storico, e da una parte bassa sviluppata intorno al porto. Gli scavi archeologici effettuati a Castro hanno rafforzato l’identificazione della località con l’antica Castrum Minervae, ricordata nell’Eneide di Virgilio. Nell’area dell’antica acropoli sono stati rinvenuti resti di un santuario dedicato ad Atena, frammenti di statue monumentali, iscrizioni messapiche e strutture difensive. I reperti sono esposti nel Museo Archeologico di Castro, ospitato all’interno del castello. Nel borgo, inoltre, si possono visitare il Castello Aragonese, oggi sede di un museo archeologico, e la Cattedrale dell’Annunziata, costruita su strutture di epoche precedenti. Dalle mura e dalle terrazze del centro storico si apre inoltre una vista panoramica sulla costa, rendendo Castro una tappa capace di unire archeologia, architettura e paesaggio.

Otranto è uno dei luoghi più suggestivi della costa adriatica salentina. Il suo centro storico, racchiuso dalle mura, è formato da vicoli in pietra, piccole piazze e case bianche che conducono verso il mare. Il monumento più imponente è il Castello Aragonese, ricostruito alla fine del Quattrocento dopo l’assedio turco del 1480. La fortezza è circondata da un fossato e presenta una struttura pentagonale irregolare, tre torrioni cilindrici e un bastione rivolto verso il mare. Sul portale d’ingresso è visibile lo stemma di Carlo V. Poco distante si trova la Cattedrale di Santa Maria Annunziata, costruita in epoca normanna. Al suo interno custodisce uno straordinario mosaico pavimentale medievale raffigurante l’Albero della Vita, personaggi biblici, animali reali e fantastici e scene appartenenti a diverse tradizioni culturali. La cattedrale conserva inoltre la memoria dei Martiri di Otranto, uccisi durante l’invasione ottomana del 1480.

A pochi chilometri da Lecce si trova Acaya, piccolo borgo rinascimentale fortificato. Il centro fu riorganizzato nel XVI secolo dall’architetto militare Gian Giacomo dell’Acaya, che progettò un sistema urbano regolare protetto da mura, bastioni e fossati. Il borgo rappresenta uno dei rari esempi di città fortificata rinascimentale dell’Italia meridionale. Il principale monumento è il Castello di Acaya, caratterizzato da una struttura quadrangolare, possenti bastioni e torri angolari. Dall’ingresso principale si accede a cortili e ambienti che testimoniano le diverse fasi di costruzione dell’edificio. Le dimensioni contenute del centro permettono di visitarlo con calma, osservando le strade disposte secondo uno schema geometrico e l’integrazione tra abitazioni, mura e strutture difensive.

Galatina e la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria

Nel cuore dell’entroterra salentino, Galatina conserva uno dei più importanti complessi artistici della Puglia: la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria. Costruita tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, la basilica presenta una facciata in stile romanico e gotico. L’interno è quasi interamente ricoperto da affreschi dedicati a episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, alla vita di Cristo e alla figura di Santa Caterina. Per ricchezza e ampiezza, il ciclo pittorico viene spesso considerato uno dei più importanti dell’Italia meridionale.

Il centro storico di Galatina merita una passeggiata anche per i palazzi nobiliari, le corti, le chiese barocche e le testimonianze legate al fenomeno del tarantismo, una tradizione culturale che ha avuto un ruolo centrale nella storia sociale del Salento. Galatina rientra frequentemente negli itinerari culturali che collegano Lecce, Otranto, Gallipoli e Santa Maria di Leuca.

Dopo le escursioni, il piacere della tavola

Ogni meta racconta un volto diverso del Salento, ma tutte hanno qualcosa in comune: fanno venire voglia di sedersi a tavola. Dopo le gite, la cucina diventa parte dell’esperienza del viaggio. Pomodori, melanzane, zucchine, pesce, olio buono, erbe aromatiche e piatti della tradizione parlano la stessa lingua del territorio.

Ed è proprio qui che La Vecchia Osteria, trattoria tipica a Lecce, regala il piacere di accogliere chi torna da una giornata in giro e cerca sapori sinceri, familiari, legati alla stagione.

ricette della primavera Salento Vecchia Osteria Lecce

Primavera in Salento: sapori e ricette dalla tradizione

Febbraio 24th, 2026 Posted by Cucina Tipica Salentina, Tradizioni salentine, Turismo 0 thoughts on “Primavera in Salento: sapori e ricette dalla tradizione”

La primavera nel Salento è una stagione che si sente prima ancora di vederla. È il momento in cui la cucina pugliese ritrova la sua anima più autentica: quella legata alla stagionalità, alla semplicità e alla convivialità.

Dopo i mesi invernali, la tavola si alleggerisce e si arricchisce di verdure fresche, legumi novelli e sapori che raccontano la terra e il mare insieme. La tradizione gastronomica salentina nasce proprio da questo equilibrio.

Orecchiette con le cime di rapa

Tra i piatti simbolo della primavera pugliese non possono mancare le orecchiette con le cime di rapa: una ricetta semplice ma gustosa.

Le cime di rapa, che possono essere consumate in vari mesi dell’anno, regalano un sapore leggermente amarognolo che si sposa perfettamente con quello rustico delle orecchiette fresche. Dopo una breve lessatura, vengono ripassate in padella con aglio dorato nell’olio extravergine d’oliva e un pizzico di peperoncino.

Una volta ripassate in padella si aggiungono a insaporire le orecchiette. Il risultato è un piatto intenso ma equilibrato, capace di evocare immediatamente pranzi domenicali, tavole rumorose e profumi che riempiono la casa sin dal mattino.

C’è chi ama arricchirle con una spolverata di pane grattugiato.

Tajeddha di riso, patate e cozze

Con le giornate che si allungano e le prime cene all’aperto, arriva il momento perfetto per preparare la Tajeddha di riso, patate e cozze. Questo piatto iconico della Puglia unisce magistralmente i sapori del mare e quelli della terra.

La preparazione richiede cura e pazienza: strati alternati di patate sottili, riso, cozze fresche e pomodori vengono disposti in teglia e profumati con prezzemolo e olio extravergine d’oliva. La lenta cottura in forno permette agli ingredienti di fondersi, creando una consistenza cremosa all’interno e una superficie dorata e fragrante.

Frittelle di verdure di stagione

La primavera porta con sé anche il lato più goloso della tradizione: le frittelle di verdure. Croccanti fuori e morbidi dentro, rappresentano lo spirito sfizioso della cucina pugliese.

Oltre gustare grigliate o sottolio, in primavera vengono immerse nella pastella e fritte. Sono perfette come antipasto o per accompagnare i piatti nei pranzi e cene tra amici e familiari.

A prescindere dalle verdure scelte (zucchine, carote, melanzane), una cosa è certa: una frittella tira l’altra.

Cialledda primaverile: l’insalata di pane che sa di casa

Tra i piatti più rappresentativi della tradizione contadina troviamo la cialledda, un esempio perfetto di cucina antispreco. Nata dall’esigenza di recuperare il pane raffermo, oggi è diventata una delle preparazioni più amate durante la stagione primaverile.

Pane ammorbidito con acqua, pomodorini freschi, cetrioli croccanti, olive e basilico si incontrano in un’insalata profumata e leggera. Un filo di olio extravergine d’oliva completa il piatto.

Servita tiepida o fredda, la cialledda è ideale come antipasto, piatto unico leggero o accompagnamento durante pranzi all’aperto sotto il sole primaverile.

Il sapore della convivialità

La primavera nel Salento non è soltanto una stagione: è uno stato d’animo. È il ritorno alla lentezza, alle giornate e ai pranzi che si allungano, alle tavole apparecchiate senza fretta. Ogni piatto custodisce una memoria familiare, ogni ingrediente racconta un territorio generoso e autentico.

Riscoprire le ricette tradizionali significa celebrare la stagionalità e valorizzare ciò che la natura offre nel momento migliore dell’anno. Tra profumi mediterranei, colori vivaci e sapori sinceri, la cucina primaverile salentina diventa un viaggio sensoriale capace di unire passato e presente.

Sedersi a tavola in questa stagione significa condividere storie, emozioni e tradizioni che continuano a vivere attraverso il cibo. Perché, in fondo, nel Salento la primavera si assapora prima di tutto così: insieme.

E noi ti aspettiamo ne La Vecchia Osteria per farlo!

 

 

Carnevale-in-Puglia-e-nel-mondo

Le origini del Carnevale: storia, tradizione e maschere

Febbraio 17th, 2026 Posted by Curiosità, eventi, Tradizioni salentine, Turismo 0 thoughts on “Le origini del Carnevale: storia, tradizione e maschere”

Il Carnevale è una delle feste più amate e colorate dell’anno, capace di incantare grandi e piccini con sfilate, maschere e costumi elaborati. Ma pochi sanno che dietro l’allegria e i colori si nasconde una storia antica, fatta di riti pagani, celebrazioni religiose e tradizioni popolari. Scopriamo insieme le origini di questa festa millenaria.

Radici pagane: riti di fertilità e rinascita

Le prime forme di Carnevale risalgono all’Antica Roma e ad altre civiltà pagane dell’Europa e del Mediterraneo. I Saturnali romani, ad esempio, erano feste dedicate al dio Saturno che si tenevano ogni dicembre e che prevedevano banchetti, mascherate e il temporaneo ribaltamento dei ruoli sociali, così per alcuni giorni la rigidità delle gerarchie veniva sospesa.

Queste celebrazioni avevano anche un significato legato al ciclo della natura e al cambio delle stagioni. L’inverno, periodo di freddo e scarsità, lasciava il passo alla primavera, simbolo di rinascita e fertilità. Maschere, travestimenti e scherzi erano modi per rendere visibile questa transizione e per esorcizzare le paure dell’oscurità e del gelo ormai al termine.

Dal Pagano al Cristiano: l’influenza della Chiesa

Con l’avvento del Cristianesimo, molte feste pagane furono integrate nel calendario religioso. Il Carnevale divenne così il periodo di allegria che precede la Quaresima, i 40 giorni di digiuno, preghiera e penitenza che conducono alla Pasqua.

Il termine stesso “Carnevale” sembra derivare dal latino carnem levare o carne vale, cioè “via la carne” o “togliere la carne”, un chiaro riferimento all’astinenza dalle carni e ai cibi ricchi che si consumavano durante la festa. In questo senso, il Carnevale “cristiano” rappresenta l’ultimo momento di eccessi e libertà prima di un periodo di moderazione e riflessione.

Maschere e tradizioni: dal Medioevo al Rinascimento

Durante il Medioevo e il Rinascimento, il Carnevale si arricchì di maschere, sfilate e spettacoli teatrali, trasformandosi in una vera e propria espressione artistica. Le maschere permettevano di nascondere l’identità, permettendo alle persone di infrangere temporaneamente le regole sociali, di ridere dei potenti e di satirizzare i costumi dell’epoca.

In Italia, alcune città svilupparono tradizioni uniche:

  • Venezia
  • Ivrea
  • Viareggio
  • Putignano

Queste manifestazioni combinano folklore, storia locale e divertimento, rendendo il Carnevale un fenomeno culturale unico in ogni regione.

Il Carnevale nel Mondo

Il Carnevale non è solo italiano: altre culture hanno sviluppato tradizioni simili, spesso con caratteristiche sorprendenti:

  • Brasile: il Carnevale di Rio de Janeiro è celebre per i carri allegorici giganteschi, le scuole di samba e la musica travolgente.
  • Spagna: in città come Cadice e Tenerife, il Carnevale è accompagnato da sfilate, satire e costumi stravaganti.
  • Germania e Svizzera: il Carnevale di Colonia o il Fasnacht svizzero includono maschere grottesche e rituali legati alla purificazione e all’allontanamento dell’inverno.

 Il significato simbolico del Carnevale

Oggi il Carnevale conserva il suo spirito originale: è un periodo in cui si sospendono le regole, si gioca con l’identità e si celebra la libertà di espressione. Maschere e costumi diventano strumenti per esprimere creatività, critica sociale e senso del divertimento, unendo persone di tutte le età e culture.

Il Carnevale, quindi, non è solo una festa di colori e allegria: è un viaggio nella storia, una testimonianza delle tradizioni umane e un invito a vivere il presente con leggerezza, curiosità e fantasia. Ogni maschera racconta una storia, ogni sfilata unisce passato e presente, e ogni scherzo mantiene viva una tradizione millenaria che continua a incantare il mondo intero.

Il Carnevale in Puglia

Oltre alle celebrazioni più famose come quelle di Venezia o Viareggio, anche il Carnevale pugliese ha una storia ricca di tradizione. Qui la festa si caratterizza per carri allegorici realizzati in cartapesta, spesso decorati con grande maestria e fantasia per rappresentare personaggi della satira, scene di vita quotidiana o temi di attualità.

Le sfilate dei carri attraversano le vie del centro storico delle varie città, accompagnate da gruppi mascherati, bande musicali e balli. Le maschere tradizionali salentine, a volte ispirate a figure popolari o a personaggi comici, permettono a chi partecipa di scoprire l’identità territoriale.

In questo senso, il Carnevale non è solo uno spettacolo visivo: è una vera espressione culturale, che unisce arte, artigianato e partecipazione della comunità, mantenendo vive le radici popolari della festa.

Anche le strade di Lecce si riempiono di grandi e piccini mascherati, di risate che rimbalzano tra i vicoli barocchi e del profumo inconfondibile delle chiacchiere appena fritte. I colori dei costumi e l’entusiasmo dei bambini trasformano la città in un palcoscenico a cielo aperto, dove la tradizione incontra la gioia collettiva e la festa diventa un momento di condivisione per tutta la comunità.

Se ti trovi nella bellissima città di Lecce per i festeggiamenti, ti aspettiamo nel nostro ristorante per continuare la festa a tavola, con i sapori della tradizione salentina, un buon calice di vino e quell’atmosfera conviviale che rende ogni momento ancora più speciale.

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La statua Sant’Oronzo torna nel cuore di Lecce: sarà custodita nel Sedile

Luglio 29th, 2025 Posted by Curiosità, Turismo 0 thoughts on “La statua Sant’Oronzo torna nel cuore di Lecce: sarà custodita nel Sedile”

Dopo sei anni di assenza, la statua originale di Sant’Oronzo è pronta a fare ritorno nella sua piazza. Mercoledì 30 luglio 2025, il simulacro sarà trasferito dall’androne di Palazzo Carafa alla sua nuova casa: lo storico Sedile di Piazza Sant’Oronzo. Un evento atteso e simbolico, che segna l’inizio ufficiale delle celebrazioni per il santo patrono della città, previste a fine agosto, quando la statua sarà svelata al pubblico.

Si tratta di un momento carico di significato per Lecce: non solo un semplice spostamento, ma il ritorno fisico e spirituale di un simbolo identitario, che per secoli ha vegliato sulla città dall’alto della colonna romana.

Due statue, un solo cuore cittadino

Per la prima volta nella storia, Piazza Sant’Oronzo ospiterà due raffigurazioni del patrono: la nuova statua in bronzo, collocata sulla sommità della colonna nell’aprile 2024, e l’originale settecentesca, che troverà posto all’interno del Sedile. Un’accoppiata che non è solo scenografica, ma profondamente evocativa, capace di raccontare — a cittadini e visitatori — il legame storico, religioso e affettivo che unisce Lecce al suo santo. 

Una scelta condivisa

La decisione di riportare la statua all’interno del Sedile nasce da un sondaggio online promosso dal Comune, che ha raccolto un cospicuo numero di firme. Il progetto è stato infine accolto e concretizzato dagli enti comunali. 

Un ritorno sentito anche sotto il profilo storico: lo stesso Sedile accolse, esattamente trentuno anni fa, San Giovanni Paolo II, in visita pastorale a Lecce su invito dell’allora arcivescovo Ruppi. 

Lavori in corso e una sede all’altezza del simbolo

In vista del trasferimento, sono stati avviati i lavori di adeguamento degli spazi interni del Sedile: climatizzazione, tinteggiatura, rimozione delle vetrate e installazione di un nuovo basamento che protegga la statua. Dopo anni di esposizione a intemperie e agenti atmosferici, il simulacro è stato sottoposto a restauro e sarà ora custodito in un ambiente più adatto alla sua conservazione.

La sede scelta non è casuale: il Sedile, costruito nel 1592 su progetto di Alessandro Saponaro, rappresenta uno dei luoghi più iconici della città.

Uno sguardo al cielo e uno sulla terra

Con la nuova collocazione, Lecce potrà finalmente guardare negli occhi il suo patrono. Mentre la statua bronzea continuerà a vegliare dall’alto della colonna, l’originale sarà lì, a pochi passi, visitabile e osservabile da vicino. Un’occasione unica per i fedeli, i cittadini e i turisti di riscoprire un pezzo autentico della storia leccese, in uno spazio che unisce arte, memoria e devozione.

Il velo sarà sollevato solo in occasione della festa patronale – 26 agosto -, come da tradizione. Fino ad allora, la statua resterà protetta, ma il suo ritorno nella piazza è già un segnale forte: Lecce non dimentica i suoi simboli. Anzi, li riporta al centro. Nel cuore della città. E nel cuore di tutti.

 

caldo-estivo-a-Lecce Vecchia Osteria

Come sopravvivere (con gusto) al caldo salentino: i consigli di Chef Totu

Giugno 25th, 2025 Posted by Cucina Tipica Salentina, Turismo 0 thoughts on “Come sopravvivere (con gusto) al caldo salentino: i consigli di Chef Totu”

È arrivato ufficialmente il caldo estivo e, si sa, qui in Salento le alte temperature si fanno sentire. Ma se lo vivi nel modo giusto, può diventare il tuo migliore alleato per rallentare, goderti le giornate e assaporare il bello (e il buono) dell’estate.

Ecco qualche consiglio di Chef Totu per affrontare il caldo salentino… anche con gusto.

1. Mare presto (o tardi) per sfuggire al caldo salentino

Il sole è forte, ma basta svegliarsi prima delle 9 per godersi il mare più bello. Le acque di Punta Prosciutto, Porto Selvaggio o le Maldive del Salento sono uno spettacolo, soprattutto al mattino presto o al tramonto, quando il sole non è ancora (o non è più) troppo invadente. Trascorrere delle ore in spiaggia è sempre la soluzione ideale per chi ama rinfrescarsi in acqua e rilassarsi sotto al proprio ombrellone.

2. A pranzo: solo piatti freschi e leggeri

Quando il caldo salentino sfiora  i 35 gradi all’ombra, chi ha voglia di un pasto pesante?
Meglio ricette che rinfrescano e saziano con leggerezza. Qualche esempio dalla nostra cucina:

  • Friselle bagnate al punto giusto, con pomodori freschi, capperi, olive e un filo d’olio buono.
  • Peperoni arrosto e melanzane condite come una volta: olio, sale, aglio e menta.
  • Polpo e patate con prezzemolo e limone: un classico dell’estate. Rinfresca il pranzo in modo assolutamente gustoso.

3. Pomeriggio all’ombra (e in silenzio)

Esiste solo un modo per vivere al meglio un pomeriggio d’estate in Salento ed è quello di rallentare. Un angolo ombreggiato nella natura, un’amaca, un libro e un freschissimo caffè leccese. In questo caso la lentezza diventa un valore da godersi appieno.

4. Di sera: cena da La Vecchia Osteria

Quando cala il sole e il caldo salentino dà un po’ di tregua, si riaccendono le chiacchiere, i brindisi, le ricette più ricche. E Chef Totu ti aspetta con il suo animo accogliente ne La Vecchia Osteria.
Il menù è interamente pensato per farti assaggiare piatti della tradizione pugliese e farti scoprire solo il meglio degli ingredienti che questa terra offre.

Assaggia i nostri primi – e secondi – a base di pesce o lasciati sorprendere dalla freschezza dei nostri dolci semifreddi, un’occasione per concludere il pasto nei migliori dei modi.

La cucina del nostro Chef è un posto dove si mangia bene, si respira aria di casa, e si ritrova il sapore delle cose semplici.
Ti aspettiamo in Viale Francesco Lo Re, 9

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L’Obelisco di Lecce: origini e curiosità

Aprile 18th, 2025 Posted by Curiosità, Turismo 0 thoughts on “L’Obelisco di Lecce: origini e curiosità”

Chiunque arrivi a Lecce passando da Porta Napoli si imbatte in una presenza imponente, silenziosa ma ricca di significato: l’Obelisco, un monumento che sembra guardare il cielo con la stessa fierezza con cui racconta una parte di storia. Ma qual è la sua origine? E quali curiosità si nascondono tra i suoi dettagli?

Un omaggio al Re e una strada verso il futuro

L’Obelisco fu eretto tra il 1822 e il 1826 per volontà della città, in onore di Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie. A lui si deve la costruzione della strada Lecce-Taranto, un’infrastruttura strategica che per la prima volta proiettava Lecce oltre le sue mura, verso nuovi orizzonti economici e culturali.

A realizzarlo fu Vito Carluccio, scultore salentino, con l’aiuto dei suoi due figli. Alto circa 20 metri e a pianta quadrata, l’Obelisco si compone di 14 rocchi che formano un fusto tronco-piramidale, rivestito in pietra leccese, la cuspide e l’ultimo blocco invece sono monolitici.

Lo stile è un interessante equilibrio tra la sobrietà neoclassica e i decori ancora influenzati dal barocco, ormai al tramonto nella Lecce ottocentesca.

La sua posizione non è casuale: si trova davanti a Porta Napoli, la più maestosa tra le antiche porte urbiche, simbolo di apertura verso il mondo, ma anche perché l’Obelisco rappresenta una “bussola”.

Una “bussola” scolpita nella pietra

Oltre alla bellezza architettonica, l’Obelisco è carico di significati simbolici. Le sue quattro facce sono orientate secondo i distretti della storica Provincia di Terra d’Otranto: Brindisi a nord, Taranto a ovest, Gallipoli a sud e Lecce a est.

Su ogni lato, spiccano bassorilievi mitologici accompagnati da stemmi ed epigrafi in latino, secondo il progetto di Luigi Cepolla:

  • Nord: Taras sul delfino, l’Amore alato con cetra, Bacco con corona.
  • Ovest: Falanto a cavallo, un’aquila con fulmini tra gli artigli, Taras col tridente.
  • Sud: Ercole con cornucopia e clava, sempre Ercole arco e faretra, la Serpe con sole.
  • Est: Aquila tra le nuvole, il Dio Pan, Minerva.

Alla base, un delfino che ha in bocca una mezzaluna simboleggia la resistenza contro le incursioni turche, emblema che sopravvive nello stemma attuale della Provincia di Lecce.

Curiosità: tra inganni e carbonari

Non mancano gli aneddoti legati all’Obelisco. Si racconta che, per impressionare Ferdinando I, si pensò di tingere la pietra leccese di nero per farla sembrare pregiato basalto. Ma la verità venne a galla alla prima pioggia, che lavò via la vernice.

Durante la sua costruzione, il monumento fu ostacolato dai carbonari, attivi a Lecce durante il periodo della Restaurazione, che di notte rubavano le pietre per rallentarne l’edificazione.

Un tempo, l’Obelisco era al centro di una piazza circolare elegante, con alberi, panchine e vasi etruschi, dove i viali d’Italia si incontravano. Oggi si trova in una trafficata rotatoria urbana, ma il suo fascino è rimasto intatto.

Continua a essere un simbolo identitario, un punto fermo che racconta la storia di una città in equilibrio tra antichità e modernità, arte e ingegno, terra e cielo.

Ti aspettiamo nella bellissima Lecce, dove le bellezze da scoprire non finiscono mai. Tra queste La Vecchia Osteria.

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Vacanze estive: cosa vedere in due giorni a Lecce

Giugno 25th, 2024 Posted by Turismo 0 thoughts on “Vacanze estive: cosa vedere in due giorni a Lecce”

Lecce è la città perfetta per una fuga estiva di alcuni giorni. Oggi vogliamo consigliarti alcuni dei posti imperdibili di questa perla del Salento. La parte più bella di Lecce è che regala stupore da qualsiasi prospettiva la si guardi. Preparati a perderti tra le sue stradine, a gustare deliziosi piatti locali e a immergerti in un’atmosfera che mescola storia, architettura e arte. Ecco l’itinerario suggerito da Chef Totu per vivere al meglio le 48 ore a Lecce.

Due giorni a Lecce, cosa visitare nel primo

Per iniziare il tour nei migliori dei modi visita la centralissima Piazza Sant’Oronzo, il vero cuore pulsante di Lecce. Qui potrete ammirare l’Anfiteatro Romano, risalente al II secolo, e la maestosa Colonna con la Statua di Sant’Oronzo, restaurata di recente.

A pochi passi da Piazza Sant’Oronzo, sorge il Castello di Carlo V. Questo imponente edificio, trasformato dall’imperatore asburgico nel 1539, è oggi una fortezza militare che ospita il Museo della Carta Pesta, parte integrante della cultura artistica della città. Esplora le sue mura e scopri la storia di Lecce attraverso le esposizioni del museo.

Da vedere sicuramente nella prima giornata è la Basilica di Santa Croce, un capolavoro del Barocco leccese. La sua facciata riccamente decorata e il rosone profilato in foglie di alloro e bacche sono assolutamente imperdibili. Obbligatorio entrare e scoprire la bellezza del soffitto a cassettoni e tutte le meraviglie artistiche che ospita.

Per terminare altrettanto bene la giornata, ti basterà proseguire dalla Basilica e arrivare a Porta Napoli per ammirare questa meravigliosa testimonianza storica e l’Obelisco.

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Secondo giorno

Piazza Duomo dà inizio alla seconda giornata in questa splendida città. Una delle piazze più suggestive di Lecce, progettata dai grandi architetti del Barocco leccese: Giuseppe Zimbalo, Giuseppe Cino e Mauro Manieri. Qui, potrete ammirare il Duomo e il suo imponente Campanile, il Palazzo Vescovile e il Seminario, che insieme danno vita ad uno spazio incantevole e uno sfondo perfetto per scattare alcune foto ricordo.

A qualche centinaio di metri troverai il Convitto Palmieri, recentemente restaurato e trasformato in un polo culturale.

Chef Totu consiglia, poi, di visitare il Teatro Romano, che è un po’ più nascosto dell’Anfiteatro, ma che merita di esser visto. Si trova vicino alla Chiesa di Santa Chiara in piazza Vittorio Emanuele II. Il teatro ancora oggi ospita spettacoli e mostre nel Museo Storico della Città di Lecce.

Concludi la giornata visitando Porta San Biagio e Piazza d’Italia.

Nei pressi di Porta San Biagio c’è La Vecchia Osteria, dove Chef Totu ti farà assaggiare il sapore autentico della tradizione salentina. La bellezza di questa città passa anche dalla bontà culinarie che potrai assaggiare in questi giorni.

Ti aspettiamo!

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I Cortili Aperti di Lecce: una passeggiata tra barocco e natura della città

Maggio 16th, 2024 Posted by Tradizioni salentine, Turismo 0 thoughts on “I Cortili Aperti di Lecce: una passeggiata tra barocco e natura della città”

Ogni anno, nel cuore della splendida città barocco di Lecce, si svolge uno degli eventi culturali più affascinanti i “Cortili Aperti”. In questo evento unico, i visitatori hanno la possibilità di esplorare alcuni dei cortili più belli e nascosti della città, normalmente chiusi al pubblico, una perfetta unione tra arte barocca e natura. Ma com’è nata questa tradizione e come si è sviluppata nel corso del tempo?

Le origini di Cortili Aperti

“Cortili Aperti” nasce dall’iniziativa di valorizzare il patrimonio storico e architettonico di Lecce, nota per la sua ricca eredità barocca. L’evento è stato concepito per creare una connessione più profonda tra la città e i suoi visitatori, offrendo un’esperienza immersiva nelle costruzioni più datate. La prima edizione si è tenuta negli anni ’90, attirando un discreto interesse e ponendo le basi per una tradizione che si sarebbe consolidata nel tempo.

Un’esperienza unica nel cuore della città

Ciò che rende speciale questa giornata è la possibilità di vedere la bellezza di cortili privati che rimangono inaccessibili per il resto dell’anno. I cortili di Lecce, molti dei quali appartengono a palazzi nobiliari e dimore storiche, sono spesso ricchi di dettagli architettonici, piante, fiori, statue e fontane. Durante l’evento, i proprietari di questi edifici aprono le porte ai visitatori.

Come si svolge l’evento

Cortili Aperti si svolge solitamente durante un fine settimana del mese di maggio. L’evento include visite guidate che accompagnano i partecipanti attraverso un percorso che tocca i cortili più interessanti della città. Oltre alla bellezza architettonica, il programma può includere esibizioni musicali, mostre d’arte, e degustazioni enogastronomiche. In questo modo, l’esperienza si trasforma in una vera e propria celebrazione della cultura leccese in tutte le sue sfumature.

L’impatto sulla comunità e il turismo

Nel corso degli anni, Cortili Aperti è diventato un appuntamento atteso non solo dai residenti, ma anche dai turisti provenienti da altre parti d’Italia, e non solo. L’evento contribuisce a valorizzare il patrimonio locale e ad aumentare la consapevolezza della storia di Lecce.

 

Quella dei Cortili Aperti è un’esperienza che connette il passato e il presente, il barocco e la natura. Se hai l’opportunità di visitare Lecce nel fine settimana maggio, non perdere l’occasione di partecipare a questo evento e di concludere la tua passeggiata gustando le prelibatezze di Chef Totu.

Ci trovi in Via Lo Re.

I segreti di Lecce: tre posti da scoprire

Ottobre 24th, 2023 Posted by Curiosità, Turismo 0 thoughts on “I segreti di Lecce: tre posti da scoprire”

Lecce, la perla del Salento, è una città ricca di storia, cultura e bellezza. Oltre alle sue famose piazze e al suo barocco mozzafiato, ci sono tre posti speciali che non tutti conoscono. E quanto segue è un invito a percorrere le strade e i vicoli di questa città, che custodiscono leggende, segreti e racconti ereditati dal passato tutti da scoprire.

 

La leggenda dell’innamorato

Uno dei segreti di Lecce ha l’animo romantico, si tratta del viso femminile scolpito in un palazzo dell’Ottocento in via Federigo D’Aragona, nel punto in cui la strada incrocia vico del Theutra. Si narra che lì abitasse un giovane, innamorato della fanciulla residente nel palazzo di fronte. I due si incontravano spesso, affacciati alla finestra ed è così che nacque il loro amore. Un sentimento contrastato dai genitori di lei, con ogni mezzo, arrivando persino a murare l’unica finestra da cui i due potevano vedersi. La ragazza, presa dallo sconforto, compì il gesto più estremo. Questo però non sancì la fine dell’amore, il ragazzo infatti fece scolpire il volto di lei sulla pietra del palazzo di fronte al suo, in modo da scorgere il viso di lei ogni qualvolta si fosse affacciato.

È ciò che resta ancora ai giorni nostri, una testimonianza di un amore passato in grado di vincere contro il tempo.

i segreti di Lecce- la leggenda degli innamorati

La chiesa senza facciata tra i segreti di Lecce

Tra le colonne del Convitto si trova la chiesa di San Francesco della Scarpa, un luogo straordinario meglio conosciuto come “Chiesa senza facciata”. Si distingue proprio per questo dalle altre maestose chiese della città. Oggi sconsacrata, è diventata luogo aperto al pubblico, teatro di mostre d’arte ed eventi culturali. Ma il suo passato è permeato di una profonda spiritualità e di storie legate a San Francesco e ai frati minori. A darle il nome sono proprio due leggende che ruotano intorno a queste figure: la prima narra di un dono di San Francesco d’Assisi, un sandalo offerto ai cittadini di Lecce nel lontano 1219, mentre la seconda racconta della divisione tra frati conventuali – calzati- e osservanti – scalzi- nel XVI secolo, dando vita al nome “della Scarpa”.

Dopo esser stato soppresso e trasformato in caserma e ospedale di Cavalleria, per decisione di Re Ferdinando, divenne un Collegio-Convitto affidato ai padri Gesuiti. La Chiesa di San Francesco della Scarpa, con la sua storia ricca di fascino e spiritualità, continua a emozionare chiunque la visiti.

san francesco della scarpa

Rosone della Basilica di Santa Croce

Una delle chiese che da sempre affascina i visitatori di Lecce è la maestosa Basilica di Santa Croce, ma non tutti sanno che la sua bellezza nasconde dettagli segreti, dimenticati dal tempo. Tra gli intarsi del suo rosone vivono nell’ombra cinque volti, potenzialmente creati dall’artista Cesare Penna, che ha lavorato sul secondo ordine della chiesa.

Paragonare il rosone ad un gigante orologio permette di individuare più facilmente questi volti. Vicino alle nove c’è il primo, un probabile autoritratto dello stesso Penna; alle dieci compare un volto barbuto con un’espressione corrucciata; alle undici si distingue un volto minacciato dalle zanne di un leone mentre un serpente gli avvolge la fronte; il quarto volto segna l’una ed è rivolto verso un leone che nasconde il numero 46 infine l’ultimo volto alle due è rappresentato con un’espressione di incertezza.

Tra chi pensa che questi volti siano custodi di messaggi segreti e chi gli attribuisce significati astrologici, loro continueranno a sorvegliare la città con la loro presenza, come guardiani di un passato straordinario che sopravvive nel presente.

I segreti di Lecce- il rosone di Santa Croce

 

Scopri i segreti che la città nasconde in una passeggiata, e per concluderla al meglio sei invitato nella nostra cucina. Qui potrai assaggiare i piatti di Chef Totu di cui la bontà non è certo un mistero!

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Estate nel Salento: le spiagge più belle nei dintorni

Luglio 5th, 2023 Posted by Turismo 0 thoughts on “Estate nel Salento: le spiagge più belle nei dintorni”

Trascorrere l’estate nel Salento significa acqua cristallina, sabbia bianca o scogli, per gli amanti dei tuffi. Conosciuta come la terra del “sole, del mare e del vento”, propone ai visitatori diverse località in cui ammirare panorami mozzafiato. A poca distanza una dall’altra, è possibile raggiungere facilmente alcune delle spiagge più belle della Puglia.

Torre dell’Orso

La spiaggia Torre dell’Orso vanta di grotte marine da scoprire, sabbia bianca e un mare azzurro interrotto dai due famosi faraglioni “Le Sorelle”. Un vero paradiso da non perdersi.

Porto Badisco

Porto Badisco rappresenta un’insenatura naturale ed è costituita da una baia di piccole dimensioni. Questa località offre bellezze sia in superficie, da apprezzare con lunghe passeggiate nella natura circostante: cespugli e grotte preistoriche, come la Grotta dei Cervi; sia sotto acqua, il fondale, infatti, è ricco di varietà di fauna marina tutta da conoscere durante attività di snorkeling.

Baia dei Turchi

Una spiaggia dorata circondata dalla macchia mediterranea, un vero spettacolo mozzafiato.  L’azzurro del mare si scorge al termine di una passeggiata lungo un sentiero che, partendo dal punto di arrivo, attraversa la pineta.

Alimini

Oltre ai laghi Alimini, esiste una spiaggia omonima. Un posto immerso nella natura, in cui la sabbia bianca è bagnata da un mare limpido. È un posto ideale in cui svolgere attività all’aperto per una vacanza indimenticabile. È infatti possibile noleggiare l’attrezzatura adatta per vivere nuove avventure.

Queste sono solo alcune delle spiagge incantevoli che caratterizzano il Salento, e hanno in comune un aspetto: distano pochi km da Lecce. Il vantaggio di questa posizione geografica? La possibilità di scoprire, nel cuore del Salento, la tradizione culinaria che passa dai piatti di Chef Totu. Ti aspettiamo in via Lo Re per gustare i veri sapori del Salento.

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