Nel cuore della cultura del Salento, la pizzica salentina rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della tradizione popolare. Dopo un lungo periodo di oblio, è tornata a vivere nelle piazze, nelle feste e nelle manifestazioni del territorio. Per lungo tempo questa danza è rimasta legata soprattutto a piccole realtà dell’entroterra e alla Grecìa Salentina, ma la riscoperta della musica popolare ha contribuito alla nascita di nuovi gruppi e produzioni artistiche, portando il suo ritmo anche oltre i confini locali. Oggi la pizzica accompagna serate, feste patronali e concerti e continua a coinvolgere musicisti, ballerini, abitanti e visitatori. Al centro di questa tradizione c’è il suono del tamburello. Un ritmo incessante che accompagna le diverse forme della danza e che contribuisce a creare quell’atmosfera capace di trascinare anche chi ascolta per la prima volta.
Dalle origini al tarantismo: quando la danza diventava rito
Tra le vicende che hanno segnato la storia della pizzica salentina, un posto centrale è occupato dal tarantismo. Il fenomeno era legato a una credenza popolare secondo cui il morso della tarantola avrebbe provocato uno stato di malessere e agitazione. In particolar modo ciò accadeva alle donne impegnate nei lavori agricoli durante il periodo della mietitura. In questo contesto, la musica assumeva una funzione rituale. Tamburelli, violini, organetti e altri strumenti accompagnavano la persona considerata “tarantata”, che danzava e si agitava seguendo ritmi frenetici fino allo sfinimento. A Galatina, inoltre, il fenomeno si intrecciò con il culto di San Paolo. Le persone che si ritenevano colpite dalla taranta raggiungevano la cappella dedicata al Santo, dove bevevano l’acqua del pozzo adiacente e ripetevano simbolicamente il rito. Il tarantismo è stato studiato anche da Ernesto De Martino, che negli anni Sessanta realizzò una ricerca culturale e antropologica sul fenomeno nel Salento, confluita nel celebre La terra del rimorso. Nel corso del tempo, però, la pizzica si è progressivamente separata dalla dimensione rituale del tarantismo, diventando anche una forma di musica e danza legata alla festa, alla socializzazione e alla vita della comunità.
Pizzica pizzica, pizzica tarantata e danza delle spade
A raccontare la varietà della pizzica salentina sono soprattutto le sue diverse forme, che si distinguono per movimenti, significati e contesti. La pizzica pizzica, conosciuta anche come “pizzica de core”, è una danza che può essere legata al corteggiamento, ma anche al divertimento, allo scherno e alla sfida. Nella danza di coppia i ballerini si avvicinano e si allontanano senza necessariamente toccarsi, attraverso sguardi e gesti che costruiscono un vero dialogo corporeo. Il fazzoletto può essere utilizzato dalla donna durante il ballo come elemento di scelta e di gioco. La pizzica tarantata, invece, è quella maggiormente legata alla dimensione del tarantismo e al suo antico rito terapeutico. Accanto a queste forme troviamo la Danza delle Spade, o “pizzica scherma”, nella quale due danzatori mimano un duello seguendo il ritmo dei tamburelli e della fisarmonica. La tradizione è particolarmente legata a Torrepaduli e alla festa di San Rocco, durante la quale i danzatori si confrontano simbolicamente all’interno delle cosiddette ronde, circondati da musicisti e pubblico.
La riscoperta della tradizione e la nascita della Notte della Taranta
Dopo il periodo di marginalizzazione vissuto nel secondo dopoguerra, la pizzica salentina ha conosciuto una nuova fase di interesse. Ciò è avvenuto grazie al lavoro di studiosi, musicisti e cultori delle tradizioni popolari. Negli anni Settanta cresce in Italia l’attenzione verso la cultura popolare. Nel Salento, figure come Rina Durante e Giovanna Marini contribuiscono allo studio e alla raccolta di ritmi, suoni e canti della tradizione. Un ruolo importante viene attribuito anche al Canzoniere Grecanico Salentino, nato nel 1975 e impegnato nella ricerca sul campo e nella raccolta di testimonianze e repertori popolari. Nel 1998, sulla base delle ricerche precedenti e del crescente interesse verso la musica salentina, alcuni Comuni della Grecìa Salentina e non solo diedero vita all’Istituto Carpitella. L’obiettivo era raccogliere e organizzare il materiale legato alla cultura popolare. Da questo percorso nacque poi la Notte della Taranta, festival itinerante che durante l’estate porta la musica tradizionale nelle piazze del Salento e che culmina nel grande Concertone di Melpignano.
Una tradizione che continua a vivere nelle piazze del Salento
Ancora oggi la pizzica salentina continua a essere protagonista di feste, sagre, concerti e manifestazioni. Dimostra come una tradizione possa attraversare il tempo senza rimanere confinata al passato. Melpignano, Galatina, Acaja e Torrepaduli sono tra i principali punti di riferimento per le manifestazioni legate a questa musica e a queste danze. Qui musicisti e ballerini contribuiscono a mantenere vivo il patrimonio popolare salentino. Il successo della pizzica, però, non si misura soltanto nella sua presenza durante i grandi eventi. La sua forza sta anche nella capacità di continuare a essere una pratica condivisa, fatta di musica, movimento e partecipazione. La rinascita contemporanea ha infatti riportato la danza anche nella dimensione comunitaria, con persone che si incontrano, suonano e ballano insieme. È così che il ritmo del tamburello continua a raccontare il Salento. Non come una tradizione immobile, ma come un patrimonio che viene riscoperto, reinterpretato e tramandato. Mantiene così vivo il legame con la storia e con l’identità del territorio.

