Nel panorama della cucina salentina esistono piatti che non cercano compromessi, né scorciatoie. Ricette che chiedono tempo, pazienza e cura, e che proprio per questo raccontano meglio di qualsiasi altra cosa l’anima profonda del territorio. I municieddrhi alla genovese appartengono a questa categoria: un piatto antico, intenso, capace di dividere e conquistare.
Le lumache di terra – sono da sempre protagoniste della cucina rurale salentina. Raccolte dopo le piogge, pulite con cura e cucinati lentamente, rappresentano una forma di cucina essenziale e autentica, nata dall’ingegno contadino e dal profondo legame con la terra.
Una tradizione che nasce dalla pazienza
Prima ancora di diventare un piatto, i municieddrhi sono un rito. La loro preparazione richiede giorni di attenzione: vanno puliti e lavati più volte. Un processo lungo, che racconta un tempo in cui cucinare significava prendersi cura, aspettare, rispettare i ritmi naturali.
La versione alla genovese, così diffusa nel Salento, è una delle interpretazioni più ricche e avvolgenti. Nonostante il nome possa trarre in inganno, non ha legami diretti con la Liguria: si tratta piuttosto di una tecnica di cottura lenta, basata su cipolla, aromi e sugo.
La preparazione
Nei municieddrhi alla genovese, la cipolla è protagonista assoluta. Chef Totu l’affetta finemente e la lascia stufare a lungo, finché non diventa dolce, cremosa, quasi una salsa naturale. A questa unisce pomodoro, olio extravergine d’oliva, peperoncino e aromi semplici, per esaltare senza coprire.
Aggiunge poi le lumache lentamente e le lascia cuocere a fuoco basso, facendo assorbire i profumi del sugo e rilasciare il loro sapore intenso e terroso. Il risultato è un piatto corposo.
Nella cucina salentina tradizionale, questa ricetta veniva preparata nelle occasioni conviviali, quando ci si sedeva a tavola senza fretta. Era un momento di condivisione, spesso accompagnato da pane casereccio per raccogliere il sugo, e da un buon vino rosso.
Il valore della cucina contadina
I municieddrhi raccontano anche un altro aspetto fondamentale della cultura gastronomica salentina: la cucina contadina e della sostenibilità, quando nulla veniva sprecato e tutto ciò che la terra offriva veniva valorizzato.
Le lumache erano una risorsa accessibile, nutriente e versatile. Trasformarle in un piatto così ricco di gusto significava dimostrare una conoscenza profonda degli ingredienti e delle tecniche di cottura.
Oggi, ne La Vecchia Osteria proporre i municieddrhi alla genovese (o ai ferri) significa tenere viva una tradizione che rischierebbe altrimenti di scomparire. Perché cucinare così, oggi, è una scelta precisa: quella di restare fedeli a un’identità forte, autentica e profondamente salentina.
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